Clima & Bistecche, uno scenario apocalittico

Nell’articolo intitolato “Meet the new meat: Tissue engineered skeletal muscle” pubblicato su  Trends in Food Science & Technology si parla di usare i bioreattori per generare carne. Fra 10 anni forse non ci sarà più alcun bisogno di allevare animali.  Si tratta di un nuovo approccio per la produzione di carne in grado di ridurre se non azzerare i rischi di malattie infettive degli animali e dell’inquinamento ambientale attraverso emissioni di gas a effetto serra. La dottoressa Marloes Langelaan dell’Università di Eindhoven in Olanda spiega i criteri per coltivare le cellule muscolari di maiale, pollo o bovino (come già si fa con la birra, lo yogurt e l’insulina), per aumentare la fattibilità della produzione di carne in vitro, che comprendono la ricerca di una fonte adeguata di cellule staminali e di essere in grado di crescere in un ambiente tridimensionale all’interno di un bioreattore.
Al progetto dei biologi olandesi si è interessata anche la NASA, perché generare carne in vitro è il modo migliore per dare proteine agli astronauti nello spazio.

‘Cambiamento climatico e allevamenti intensivi’ è il dossier della Lav in cui si legge:l’allevamento intensivo di animali è tra le attività che maggiormente hanno concorso e concorrono all’aumento della temperatura terrestre. Negli ultimi 50 anni la temperatura media terrestre è aumentata di quasi 1 °C e da diversi anni nel mondo scientifico si registra un vasto consenso sul fatto che questo aumento deriva dalle attività umane. Un recente studio ha inoltre rilevato come gli allevamenti intensivi siano responsabili dell’emissione in atmosfera di ben il 51% dei gas serra (GHG), soprattutto di anidride carbonica, metano e protossido d’azoto e quindi possano essere annoverati tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale. Attualmente, l’aumento di temperatura sta producendo i suoi effetti sul clima come accrescimento della piovosità e scioglimento dei ghiacci da una parte e desertificazione dall’altra. I dati che emergono dagli studi effettuati sull’argomento dicono chiaramente che il modo più rapido ed efficace di fermare l’aumento della temperatura globale è ridurre i numeri degli allevamenti intensivi“.

Sul Rapporto FAO del 2006 Livestock’s long shadow è stato calcolato che gli allevamenti intensivi producono il 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto (l’attività di trasporto via terra, acqua e mare ne causa solo il 14%). In realtà, in un recente studio, portato avanti da alcuni autori che hanno redatto il sopraccitato Rapporto FAO, il valore ammonta a più del 50%, poiché in Livestock’s long shadow alcune voci non erano state conteggiate. Inoltre gli allevamenti sono responsabili della elevata presenza di CO2 nell’atmosfera, anche per la distruzione di migliaia di ettari di foreste per fare posto ai pascoli. Dal Rapporto FAO emerge che:

  • il 70% delle aree deforestate in Amazzonia sono occupate da pascoli, il resto da foraggio
  • il 30% della terra è utilizzata per la produzione animale soprattutto per il pascolo (26%), il resto per la coltivazione di soia che servirà per nutrire i bovini (vedi scheda su soia).
  • il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione di foraggio;
  • un terzo dei cereali raccolti sono impiegati come foraggio per gli animali;
  • il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento.

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